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L'insistito volo radente sul terreno di gioco del gabbiano solitario ha salutato il ritorno all’entusiasmo di spalti sempre più raffreddati dalle mortificanti prestazioni di una squadra che giorno dopo giorno hanno dapprima cancellato e poi reso impossibile il benché minimo processo di identificazione e di appartenenza nella tifoseria. Nel pre-partita immediato, il semispoglio “V.S. Veneziani” anche contro il Gela non si distingueva affatto dal salotto di stile “piscardiano” con le “'mpechere” nostrane (sottoscritto in testa a tutti) più interessate a preconizzare la fine dell’era Ladisa che a tifare i propri colori. Ormai l’assuefazione alla sfiducia e alla depressione generale aveva raggiunto e superato i livelli di guardia esondando la passione di ogni tifoso nel canale meno produttivo della commiserazione e dell’autodistruzione, per certi aspetti, nemmeno tanto ingiustificata. Con l’avvento di Mastrolilli da Oristano (sceso dai castelli federiciani sulle nostre spiagge con la silhouette ancora debordante) e il ritorno in panca di una silhouette che ricorda Ciccio Caracciolese dal Canalone si reintegrano le vitamine per le bocche da fuoco e al tempo stesso si compie il destino di “Sua Alienità” Iannazzo, sul quale mister Chiricallo, così come fatto per “costantintranchinà” (tutto attaccato e impacchettato) si sarà posto i soliti interrogativi di natura geografica ed esistenziale: “…je na saccie a do je a Calabrie… de don’ ven coss do’…ciu chenasc?”.
Con queste premesse nemmeno l’affermazione di Vibo giustificava alcuna scommessa sullo stravolgimento del deprimente trend seguito all’inizio scoppiettante di campionato, trend che praticamente dura da sempre e che, più delle sconfitte casalinghe seriate, insieme alla “programmazione ladisea – quella con la p minuscola-” quasi a schiaffeggiarne i diritti e le aspettative minime, aveva sottoposto alla stremata pazienza di tifosi e appassionati, la totale mancanza di personalità e di gioco della squadra. Sebbene la gara di Vibo, seppur vinta con merito, in fondo ai più è apparsa come la gentile concessione della fortuna, quella contro il Gela, benché nessuno si sarebbe sognato di sognarla, in virtù degli effetti speciali ottenuti sul campo, sembra dimostrare che tra moglie e marito a volte il dito qualche volta è meglio mettercelo, tanto è vero che in campo abbiamo ammirato una grande squadra (a no’ast e…credetemi:...lo dico con orgoglio!!!) e non la differenza in classifica, checchè ne dica Mister Provenza sulle condizioni del terreno di gioco. Sono le stesse che ci hanno fatto perdere partite e la ragione. Sono bastati dodici minuti a undici fantasmi biancoverdi per trasformarsi in un’ entità più soda e corposa di una pulce. Dodici minuti buoni a consentire a squadra e tifosi di ricominciare a bisbigliarsi quelle frasi di convenzione preliminari al riavvicinamento, propedeutiche ai contatti perduti a causa di un litigio così come (purtroppo sempre più raramente) accade tra coniugi di buona volontà. Il rabbioso colpo di testa di Mattia Mastrolilli da Oristano che si incastona più come rivincita personale che per altro, alla fine si rivela taumaturgica per i nostri disegni e non solo per lui; il gol dice molto più di quanto quel semplice e funzionale gesto atletico vuole dire perché nella fantasia di qualcuno e non solo, assomiglia sempre più al piatto fumante metaforico e conciliatore che la moglie serve a tavola. Un piatto che, nel contempo, rappresenta prospetticamente l’occasione di riscatto per i Ladisa e per la loro cucina svogliata, screditata, inessenziale, militaresca e più irritante che un marito, per quanto infedele possa essere stato, abbia potuto meritare. Ecco...un rito quotidiano immancabile per ogni casa. Un rito che per noi è lo stesso vitale e allo stesso tempo complice per gli scopi e per il buon funzionamento del rapporto tra sostenitori e società. Sullo sfondo di questo piatto, troviamo gente che (speriamo) parte e gente che viene; ritroviamo entusiasmo perduto e l' entusiasmo ritrovato. Ritroviamo una Nord che adesso riabbraccia le invitte maglie gelesi che a Vibo seppur vittoriose anch'esse non ha esitato a respingere. Sullo sfondo viene infine inquadrata nel mirino la proprietà del ravvedimento e, quasi fosse stata incidentalmente esposta a un dosaggio esagerato di eritropoietina, ricomincia a tessere le trame del suo motivo d’esistenza e a programmare in tempi più accettabili qualcosa che la renda più solida e credibile del Dottor Jekyll e meno imprevedibile di Mister Hide. Un progetto diverso da quello della Juventus ridentina e simpatrica di oggi (senza accento sulla O per intenderci), e che renda più frequenti e più colorati i sogni della nostra tifoseria…i nostri sogni!!! Un rapporto che, ci si auspica, sia tra i primi aspetti ad essere rivalutato positivamente insieme alle considerazioni più attente che da tempo la tifoseria sottopone alla società, all’humus politico e che non rappresenti solo la fantasia sfrenata di Radio Tifo. Radio che s’alza di buon’ora e per San Valentino già trasmette ondate di entusiasmo “friccicarello” precedentemente sopito e relegato nelle cantine più recondite della sua passione. Radio Tifo che già colora con le sue fantasie scenari più confortanti distanti solo 67 chilometri non fuorviati e frustrati da decisioni prefettizie mortificanti. Forza sig. Prefetto di Brindisi, non si offenda da solo…non è necessario. Sappia che noi tutti siamo con Lei !!! Chi non ha il mezzo venga a piedi… PER UNA FESTA DI SPORT TUTTI A “bRINDISI”
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